pènsaci

Posted in Uncategorized on ottobre 26, 2012 by lisozima

Pènsaci. Io mi sono sposata, tu hai avuto una figlia. Pènsaci. Di notte chi ti viene a visitare? Ti ricordi quando sei caduta dalle scale perché le scarpe ti andavano larghe ed eri nervosa? Ti ricordi quando ti raccontavo di quell’amore del nordest? Ti ricordi che ti facevo le foto mentre guardavi fuori dalla finestra, scostando la tenda? Perché in questo momento di notte profonda mi sento più giovane di allora? Forse perché ho una famiglia? E l’avere una famiglia mi fa tornare figlia di famiglia?

8 agosto

Posted in nervi with tags , , , , , , , , on agosto 8, 2012 by lisozima

Sono pessima e incostante.

Ho letto “Elogio della matrigna” di Mario Vargas Llosa e l’ho trovato di maniera e noioso, pretenzioso e furbacchione come McEwan e sudamericano come i sudamericani che non amo, per esempio Amado. Le ultime pagine le ho lette con esasperazione, e mi sono rammaricata del tempo che gli ho dedicato. Ma era un regalo, un regalo con dedica.

Ho visto “Harold & Maude”. Molto bello. Bud Cort bravissimo nel dimostrare un’età compresa tra i 16 e i 46 anni. Cat Stevens invece si riconferma uno dei peggiori cancri della storia della musica.

Ogni tanto mi torna in mente “Bazooka Joe” dei Big Black. L’ascoltavo in macchina mentre andavo all’università, in quella che adesso mi sembra un’altra vita. Eppure era una forma d’odio talmente astratta e contemporaneamente così sensuale che dimenticarla sarebbe un vero peccato.

Vorrei desiderare ed essere desiderata senza che ci sia la necessità di pronunciare una sola parola.

libro dei sogni #1

Posted in Uncategorized on maggio 2, 2012 by lisozima

Il sogno di questa mattina includeva: dinosauri giocattolo che uscivano da uova giocattolo e crescono (e aggredivano i gatti); grosse tenie nella polvere di caffè; il salotto di mia madre invaso dalle sanguisughe e lei cercava di liberarsene con un getto d’acqua e l’unico consiglio che riuscivamo a ottenere era: cercate la regina e uccidetela; Martina che è diventata mamma due giorni fa e arrivava a casa mia nuda, pallida, un poco gonfia, con il ventre ancora molto sporgente, senza mammelle e i capelli lunghissimi e più brillanti del solito, e mi diceva che stava bene, stava molto bene.

vi volevo dire …

Posted in nervi on maggio 2, 2012 by lisozima

vi volevo dire (a chi mi ha nei feed) che torno. il dialogo dei social network è troppo chiassoso, mentre i monologhi da blog nervosetto sono così rassicuranti. io prometto: recensioni, consigli per gli acquisti, foto, feed, aggiornamenti. il primo è che mi sposo. poi vi dico come e perché. secondariamente (a traino del primo) vi dico che torno nella casa dai soffitti alti, che verrà per l’occasione rimessa a nuovo. in terza battuta: invecchio e non ho ancora un capello bianco.

ciao, ci rivediamo presto, magari domani avrò scordato nuovamente questo blog.

ciao, eh.

per una transizione da un’estate di merda a un autunno ricco di umori

Posted in musica, nervi on settembre 23, 2011 by lisozima

in ordine sparso:

rock’n’roll FTW
Reverend Beat-Man – Jesus Christ Twist
Ty Segall – Imaginary Person (ma anche Ty Segall – It #1)
The Chrome Cranks – Cool as Ice

canada è la patria
Timber Timbre – Woman

femmine che cantano
Algebra Suicide – Please Respect Our Decadence
The Flying Lizards – Money
The Vyllies-Babylon

anni d’oro del synth pop e della cold wave
oto – anyway
Freiwillige Selbstkontrolle – Was kostet die Welt
Esplendor Geometrico – Moscu esta helado

bonus

sulla ripetizione

Posted in nervi with tags on maggio 10, 2011 by lisozima

Il piano era: scrivere qualcosa sulla casa sedendo al tavolo nella terrazza della casa. Cambio le carte in tavola e scrivo qualcosa sulla casa seduta al tavolo della cucina della vecchia casa, che poi non è la vecchia casa ma è la casa in cui abito da agosto. La vecchia casa, quella dai soffitti alti, vive una vita sua separata da me, e va bene così. La nuova casa invece è la vecchissima casa, in cui ho vissuto dai 5 ai 25 anni, e in cui torno dopo aver fatto pace con lei e con tutti i fatti accaduti colà. Quindi la vecchissima casa nuova adesso potremmo chiamarla la casa definitiva.
Bene.
La casa definitiva mi accoglie in uno spazio ristretto, non interamente calpestabile, composto da una mansarda con cucina a vista, camera da letto, bagno e due terrazzi, uno esposto a sud, l’altro a ovest. Da quello esposto a sud si vede tutta la baia fino ad Augusta, da quello esposto a nord si vede l’Etna. Mare e monti e la fantastica libertà di affacciarmi nuda dalla porta-finestra, certa di non essere vista da qualcheduno che stia appostato intenzionalmente col binocolo, e allora va bene, lo sforzo va premiato, dico.
La casa definitiva ha accolto mio fratello per tre anni. Poi è diventata un locale di sgombero, e la parte più difficile è fare spazio per le mie cose. No, la parte più difficile è mettere le mani dentro i sacchi che contengono le mie memorie. Ho già fatto le scuole elementari, e la cosa più stupefacente è stata l’aver ritrovato oggetti che avevo dimenticato, e che nel momento esatto in cui li ho avuti tra le mani mi si sono presentati così com’erano 26 anni fa, e soprattutto io sono tornata quella che ero 26 anni fa. Nei prossimi giorni farò le orribili medie e poi il noioso liceo, e poi potrò portare le altre cose, orribili e noiose, accumulate dal 2004 in altre case, più o meno vecchie, più o meno amate. Quando sarò lì, quando saremo lì (Zoe e io), non avremo nessuno che ci disturbi la notte, se non tu, che di notte vieni nei miei sogni e ti fai prendere a calci, e di giorno mi cerchi dappertutto e mi regali pagine di romanzi russi piene di errori. Non sai che queste pagine le raccolgo in una scatola che ti regalerò tra qualche tempo, quando sarà tutto pronto e gli eserciti saranno schierati e io indosserò l’abito che tu, con infinita pazienza, hai cucito in questi mesi.
Mogli e buoi, che confusione.

non hai idea

Posted in nervi, Uncategorized on gennaio 14, 2011 by lisozima

Non hai idea di quante volte si possa restare orfani.
Il genitore che muore è la più semplice delle circostanze. Muore il genitore, manca la terra sotto i piedi e il tetto sopra la testa, però dopo un poco vedi che c’è un cielo al posto del tetto, e quel cielo è tuo. Tutto quello che farai per prendere possesso di quel cielo non conoscerà impedimento paterno. Se cadrai, non avrai parole di scherno. Se vincerai, sarà una vittoria solitaria e tua.
Altrettanto, una relazione che si rompe, un’amicizia che si perde, un maestro che si supera: tutto è orfanità, pavimenti che franano, tetti che si scoperchiano, iniziale solitudine e poi trionfale sensazione di libertà. Se si è fortunati.

disciplina e rigore

Posted in nervi on novembre 6, 2010 by lisozima

Nel sogno di questa notte la mia maestra di yoga diventa anche la mia editor e la mia ginecologa. In quanto editor, si trova costretta a dirmi che i miei racconti non sono adatti alla pubblicazione; in quanto ginecologa, mi sveglio prima che mi infili un endoscopio nella vagina. Nella stessa stanza, una mia cara amica che si è appena separata dal marito attende il referto del pap test. L’appartamento è vecchio e poco pulito. Indossiamo tutte vestaglie di carta. Al mio risveglio, prima dell’alba, i pensieri mi sono piovuti addosso, ma, come Luigia Margherita Brassetti benemerita di Triora, mi sono detta: se non soffrissi minuto per minuto non potrei conservarmi paziente. Sicché oggi partiamo per Roma, di ritorno in Sicilia (dopo aver toccato Lucca, Pisa, Bologna, Genova, Savona, Taggia, Triora, Sanremo), e lì mi darò disciplina e rigore. Forse.

ora che ci penso

Posted in Uncategorized on luglio 20, 2010 by lisozima

Un anno fa, no, due anni fa, una mia cara amica mi insegnò che nei momenti di vetro spezzato nella trachea operazione fondamentale è quella di risalire alle cause della sensazione, e queste stesse cause riportarle ad altre cause e via dicendo, fino a quando la causa svanisca, trasformata in un rivolo di motivi sciocchi e di paure che non hanno corpo. In questo caso, in questo particolare caso, l’operazione non ha motivo di non funzionare, sebbene i vetri siano particolarmente spessi, si tratta di bicchieri da cocktail, tumbler per l’esattezza. Nel frattempo questa stanza in cui mi trovo sembra il deposito di un teatro, o di un mercatino dell’usato, quanti mobili ammassati, cavallini a dondolo, gabbie, fiori secchi molto vecchi, libri, garanzie di elettrodomestici, abiti, riviste, fotografie, fazzoletti, coperte. Tutto ammassato, e in attesa di essere messo in viaggio verso una destinazione più piccola, una casa meno alta, con meno luce, con un giardino, con delle stanze navigabili in meno tempo e afferrabili con lo sguardo in un attimo. I cocci di vetro in quella casa fanno meno male, guardare Zoe che dorme sul prato mi fa sentire – come si dice? – a posto. All’incirca a posto.
Ora che ci penso, non ti ho mai visto versare fiumi di lacrime. Ora che ci penso.

in dismissione

Posted in milano, nervi on luglio 2, 2010 by lisozima

Quando stavo a Milano mi chiedevo sempre perché le luci condominiali restassero accese tutta la notte. Ancora oggi non ho trovato risposta. Stanno accese a vegliare i movimenti della gente che entra ed esce dai palazzi a fare chissà cosa o a smettere di fare chissà cosa. Per ragioni che mi sono quasi del tutto sconosciute e che solo per motivi di comodità potremmo riassumere nella parola caldo non ho fatto le mie passeggiate rituali. Forse anche perché sono senza soldi, in questa perturbazione che mi attraversa (anche se trascorro buona parte delle mie giornate a escogitare maniere per farli, i soldi, conscia che esiste sempre un piano b da qualche parte ad attendermi, fosse pure il vagabondaggio – alla mia età? – oppure la revolverata nel punto giusto, decisivo), forse perché non ne ho voglia, e d’altra parte per me Milano sta quasi tutta dentro questa casa e dentro la cantina dove andiamo a suonare, non è che ci sia molto altro, non è che sia molto altro in generale, specie di questi tempi, che sembra ci sia moltissimo altro e invece non si tratta che dell’ennesima esplosione che sparge i cocci distante e fa un gran casino in modo che nessuno possa sentirmi piangere.

Ma non è una cosa brutta. Non una di quelle cose che fanno invocare la consolazione specifica e mirata, anzi. Posso pure dire che sono dei giorni in cui parlare di me non m’importa e starei ad ascoltare gli altri, tutti gli altri, tutti quelli che ritengo degni del mio amore, o del mio interesse, o della mia curiosità, o della mia immaginazione, in modo da dire che io sono niente, che i miei problemi non mi riguardano, e che se potessi, credimi, mi togliere la pelle come si fa coi vecchi vestiti e me ne andrei in giro nuda, felice e finalmente dismessa.